mercoledì 17 giugno 2009

GLI ANZIANI E IL CALDO

Attenzione agli anziani in questi giorni di grande caldo. Gli esperti lanciano l'allarme relativo alle persone over 75 nelle quali il meccanismo ormonale che regola la sensazione di sete è compromesso: per questa ragione, spesso risultano disidratati e non se ne accorgono perchè non bevono a sufficienza.
E' necessario che i familiari di persone anziane che vivono sole, spesso in appartamenti isolati senza ascensore, di accertarsi che il loro congiunto beva a sufficienza. I dati più recenti dichiarano che un anziano su sette che abita nei centri storici della città non ha ascensore e uno su tre è poco autosufficiente. Le condizioni di vita quotidiana sono così difficili e faticose ed è facile immaginare la giornata-tipo, caratterizzata da caldo e solitudine, di questi anziani nelle nostre grandi città, deserte durante le settimane di agosto.

Quello della sete, o meglio della sua assenza, è un problema serio per la salute dei nonni italiani: l'Organizzazione Mondiale della Sanità spiega che sono necessari almeno dieci bicchieri al giorno di acqua per garantirsi la giusta quantità di liquidi. Semaforo verde anche per il tè, soprattutto tiepido, mentre assolutamente sconsigliate sono le bibite gassate, le bevande alcoliche, il caffè, le bibite che contengono caffeina e zuccheri che sono diuretiche e quindi fanno perdere i liquidi invece che reintegrarli.

Dagli esperti alcuni consigli per affrontare la calda estate senza perderne in salute: bere almeno un litro e mezzo di acqua al giorno, evitare di uscire nelle ore più calde, arieggiare l'ambiente, indossare abiti leggeri, consumare pasti leggeri ricchi di frutta e verdura, in caso di emicrania dopo un'esposizione al sole o al caldo fare impacchi di acqua fresca per abbassare la temperatura, andare in vacanza in località collinari o in montagna, non sostare in auto sotto il sole, non interrompere autonomamente le terapie abituali, ma consultarsi sempre con il proprio medico.

sabato 13 giugno 2009

SOGNARE E' RIPOSARE
Un sonno riposante è fondamentale per conservare una buona qualità di vita. Il sonno non è una condizione passiva come molti credono: quando dormiamo, infatti il nostro cervello continua a lavorare con fasi alterne di intensità. Il riposo notturno, caratterizzato per la maggior parte della sua durata da"onde lente" cerebrali è intervallato da brevi periodi di cosidetto sonno REM (cioè movimenti rapidi degli occhi che facciamo incosciamente).
La sua durata è variabile, nell'ordine dei minuti e il cervello è in piena attività, come durante la veglia. Le fasi REM garantiscono la formazione dei sogni ed esse sono fondamentali perchè al mattino ci si sveglia ben riposati e vigili. Senza il sonno REM il riposo non è ristoratore, anche se dure le classiche 8-9 ore.
Il sonno ad"onde lente" viene per convenzione suddiviso in 4 stadi: stadio 1 o addormentamento(passaggio dalla veglia al sonno), stadio 2 o sonno leggero, stadio 3 o sonno profondo e stadio 4 o sonno profondissimo. Ogni periodo di sonno ad "onde lente" seguito da un periodo di sonno REM costituisce un ciclo. Un normale periodo di riposo notturno è caratterizzato da 4-5 cicli.
La maggior parte delle persone, invecchiando, tende a dormire meno e durante il sonno si sveglia di più. Recenti studi hanno dimostrato che con l'invecchiamento aumenta sia il senso di stanchezza mentale al risveglio che la sonnolenza. Sembrerebbe che invecchiando più che una riduzione della necessità, si manifesti una riduzione della capacità di dormire. Perchè diminuisce la capacità di dormire? Gli scienzati affermano che le cause possono essere numerose. Una delle più frequenti è che certamente dovuta alle modificazioni del controllo della respirazione che avvengono nei centri nervosi del cervello con l'avanzare dell'età. L'80% degli ultra-cinquantenni, durante il sonno notturno non respira per brevi intervalli di tempo; in questi periodi che variano in durata dai dieci secondi al minuto(periodi di apnea)il soggetto può svegliarsi senza accorgersene. Per questo motivo il sonno diventa meno riposante. Un'altro disturbo del sonno frequentemente osservato nell'anziano è la contrazione degli arti inferiori.
L'aspetto più rilevante dei disturbi del sonno riguarda l'individuazione di una terapia adeguata. Oltre il 40% delle persone che prendono sonniferi sono ultrasessantenni.
Nella terza età, la maggior parte dei fermaci per dormire hanno un effetto più prolungato e vengono eliminati più lentamente rispetto a quanto avviene nei soggetti adulti. Inoltre l'uso continuato può provocare un aumento, e non una diminuzione dei disturbi del sonno.
Fino a quando la conoscenza dei problemi del sonno non sarà completata, e cioè fino a quando non si comprenderà ciò che è da considerarsi normale e ciò che invece deve essere ritenuto malattia, ci si deve avvicinare ai disturbi del sonno guidati dal buon senso, senza abusare dei farmaci.

mercoledì 3 giugno 2009

DALLA PARTE DELL'ANZIANO

Nella terza età, la difesa dell'autonomia e della libertà è particolarmente importante e sentita quando l'anziano deve ricorrere ai servizi medici e ospedalieri a causa delle proprie condizioni di salute. Purtroppo talvolta l'aspettativa e la fiducia con cui si avvicinano alle strutture sanitarie viene delusa: il paziente è trattato con minore attenzione e cura di quanto avrebbe diritto.
Disorganizzazione, tensioni e insoddisfazione nell'ambiente sanitario sono in parte responsabili di questo atteggiamento; inoltre benchè il cambiamento della sensibilità e della maturità civile abbia fatto molto in tal senso, il pregiudizio che l'anziano sia incurabile e inutile per cui il tempo a lui dedicato sarebbe sprecato non è ancora stato del tutto dimenticato.

Il ricovero in ospedale è sempre un'esperienza difficile, anche quando il paziente è informato che i suoi problemi non sono gravi.
L'allontanamento dalla famiglia, il cambiamento d'ambiente, il letto nuovo, i disturbi, la tensione e l'attesa per le risposte del medico spesso causano disagio.
L'ospedale avrebbe anche il compito di effettuare interventi riabilitativi precoci che purtroppo non sempre può offrire: è frequente purtroppo tra gli anziani ricoverati la rapida comparsa della sindrome da immobilizzazione che provoca talvolta irreversibile cronicizzazione.
Una vera riabilitazione però è possibile soltanto se il paziente è disponibile per una collaborazione generosa. Dal loro punto di vista poi gli operatori sanitari devono mostrare sul piano umano disponibilità all'ascolto con simpatia, cercando di capire il linguaggio, i problemi , le difficoltà dell'anziano. Solo con questo approccio umano si può creare la situazione favorevole affinchè il lavoro dei medici possa davvero apportare benefici.
L'anziano deve mantenere viva la speranza della guarigione, ritrovando la capacità di superare anche questa nuova situazione.
L'atteggiamento di speranza, di fiducia, di collaborazione con coloro che lo assistono e lo curano favorisce la guarigione o almeno facilita un considerevole miglioramento.
I pazienti una volta dimessi dai reparti ospedalieri possono ritornare a casa ed essere seguiti da un'organizzazione che controlla il loro stato di salute e può collaborare all'esecuzione di alcune terapie a domicilio (assistenza domiciliare).
Qualora ci fosse bisogno di interventi più complessi, la persona anziana potrà recarsi anche ciclicamente presso i cosìdetti "day hospital", cioè strutture dove è possibile ricevere tutte le cure che vengono fornite in ospedale senza essere veramente ricoverati, ma potendo tornare a casa la sera.
Quando l'anziano per motivi di salute, organizzativi e di assistenza o per scelta personale deve rinunciare a vivere in famiglia e nella propria casa può chiedere di diventare ospite delle case di riposo che si trovano vicino al suo luogo di residenza. Queste negli ultimi anni si sono notevolmente rimodernate e spesso offrono un trattamento umano e corretto dal punto di vista sanitario.
La difesa della salute passa attraverso la prevenzione fatta prevalentemente dall'anziano; nella prospettiva si collocano anche i necessari controlli medici periodici, la cui frequenza deve aumentare con il passare degli anni.
Sulla collaborazione generosa fra paziente e medico si fonda la possibilità concreta di difendere la salute dell'anziano e di limitare i danni di eventuali malattie.

giovedì 28 maggio 2009



SESSUALITA': UN TABU' DA SFATARE



Contrariamente alle credenze comuni la maggior parte degli anziani desidera ed è in grado di avere un' attività sessuale soddisfacente: non si osserva cioè in entrambi i sessi la perdita della capacità fisica e psichica di avere rapporti, e quindi di esprimere anche in questo modo un sentimento di amore.


La riduzione della capacità sessuale molte volte è il risultato di una malattia o l'effetto collaterale di alcuni farmaci o di particolari condizioni emotive; spesso queste situazioni sono trattabili e reversibili.

Nella donna la perdita della capacità sessuale è meno rilevante che nell'uomo. Le modificazioni degli organi genitali sono di solito legate alla riduzione delle concentrazioni nel sangue degli ormoni estrogeni durante e dopo la menopausa. Per questo motivo molti specialisti consigliano alle donne un trattamento con una terapia sostitutiva di ormoni. Di recente è stato immesso in commercio amche un cerotto sottilissimo che contiene questi ormoni. Non tutti gli specialisti sono comunque d'accordo sull'uso di questi prodotti che in alcuni casi sembrano provocare effetti collaterali, anche importanti.

Negli uomini si osserva in genere una modificazione più netta della capacità sessuale: le varie fasi sono rallentate, ma quasi sempre mantenute nel loro complesso. Molte malattie interferiscono con la sessualità dell'anziano, tuttavia anche le più serie solo di rado arrestano completamente l'attività sessuale. Il diabete non curato è una delle poche malattie in grado di portare con il tempo alla comparsa di impotenza, cioè la perdita della possibilità di avere e mantenere l'erezione durante un rapporto sessuale. Una volta però che il diabete è stato riconosciuto e controllato la potenza sessuale può essere ripristinata.

Oltre ai fattori già descritti, molte volte l'impotenza dell'anziano è dovuta a problemi emotivi quali la stessa paura dell'impotenza; è utile allora ricordare che la stanchezza, l'ansia, la tensione, una malattia possono essere causa di impotenza a tutte le età.
Altri fattori che possono condizionare negativamente lo svolgimento di una normale attività sessuale sono le reazioni psicologiche alle modificazioni del fisico che invecchia, al pensionamento e ai conseguenti cambiamenti dello stile di vita.

Al dì là delle questioni di carattere organico, la vita sessuale dell'anziano si mantiene piena se egli vive il rapporto come mezzo per meglio esprimere l'affetto verso il proprio compagno o compagna.

lunedì 25 maggio 2009

BADANTI: UNA RISORSA INDISPENSABILE

In un paese come il nostro, dove l'assistenza pubblica è carente, ogni anno aumentano sempre di più le badanti: presenza indispensabile per accudire i nostri anziani. In Italia ce ne sono circa 774 mila, ma le clandestine sono quasi il 40 per cento. Sono quasi tutte straniere, età media 37-40 anni, provenienti in prevalenza dall'Est Europa, in maniera minore da Sud America e Filippine.
Si parla tanto di solidarietà sociale, ma le misure in atto non sono sufficienti per aiutare gli anziani, in termini sociali, sanitari e assistenziali. Le famiglie italiane sono costrette a ricorrere alle badanti, anzi per meglio dire alle assistenti familiari, termine che riconosce l'alto lavoro svolto da queste lavoratrici che ci permettono di mantenere il proprio anziano a domicilio. Questo modello, tutto italiano, derivato dall'inadeguatezza dei servizi pubblici e dal mutamento della struttura familiare, è stato definito dal punto di vista sociologico"sub protettivo"perchè protegge meno di quanto fanno altri sistemi europei. Da noi vige il"welfare fai da te", risposta spontanea all'insufficienza del pubblico nell'assistenza agli anziani. Così si è creato un intreccio di convenienze che unisce le esigenze delle famiglie con quelle delle straniere, bisognose a loro volta di mantenere sè stesse e la famiglia in patria.


Governo quasi assente

Per l'assistenza agli anziani l'Italia spende solo lo 0,12% del Pil, meno della Lettonia(0,14%) e molto meno della Svezia(2,5%), Paese con un welfare consolidato.
Eppure l'Italia è un paese longevo(81 per la donna, 77 per l'uomo), in Europa detiene il primato ed è il secondo nel mondo dopo il Giappone. Un Italiano su cinque ha più di 65 anni e si prevede che entro il 2010 ci saranno oltre 28 milioni di over 60. Solo da qualche anno sono state attivate delle nuove politiche a livello locale, per formare le badanti ed erogare interventi economici modesti alle famiglie.

Il futuro è la qualificazione

Il lavoro di cura è considerato una"vocazione femminile"che si conosce senza apprendimento e senza un'adeguata preparazione. E' importante invece che le badanti siano sempre più qualificate. Dovranno specializzarsi frequentando dei corsi e sarebbe utile instituire dei percorsi di certificazione delle competenze. Bisognerà instituire un albo per un lavoro così importante e delicato, non ci si può basare sul passaparola.
E' urgente pensare a un nuovo welfare che superi lo spontaneismo e il"fai da te" e richiami tutti, innanzitutto le istituzioni, alle loro responsabilità.

lunedì 11 maggio 2009

I PROBLEMI DEGLI ANZIANI

Nel passato gli anziani godevano di autorità e rispetto, oggi invece la moderna società industriale, caratterizzata dal rapido rinnovarsi delle conoscenze, da uno sviluppo della tecnologia e della scienza sempre più vertiginoso, dal profitto e dal consumismo sembra relegare chi non è più in grado di produrre e di consumare in un angolo di solitudine.

Le società contadine e preindustriali assegnavano all'anziano una funzione ben diversa dall'attuale: egli era il depositario di una saggezza, di un sapere sedimentatosi durante tante generazioni succedutesi nell'abitazione magari dello stesso casolare; egli era colui che rappresentava e manteneva l'unità della famiglia patriarcale, tipica della comunità contadina. Egli per questo godeva del rispetto dei giovani e in genere di tutti i famigliari tanto che nei momenti di difficoltà il suo consiglio era sempre il più ascoltato.
La società preindustriale, o comunque ancora a limitata industrializzazione, ad economia prevalentemente agricola e non ancora caratterizzata dal consumismo e dall'invadenza dei"mass-media", presente ancora in Italia fino ad alcuni decenni fa attribuiva grande importanza all'esperienza, considerata come l'accumulo delle conoscenze in un'epoca non ancora caratterizzata dal rapido rinnovarsi dei saperi e dalla diffusione in tempo reale di idee ed informazioni operata dai mass media. E' ovvio che in tale contesto gli anziani non potevano assolutamente essere visti come elementi deboli della società, ma parte integrante di un tessuto sociale che attribuiva loro come già detto un ruolo autorevole e una funzione non trascurabile.
E' la società industriale e consumistica che invece rende più deboli alcuni elementi del tessuto sociale, condannandoli irremediabilmente all'emarginazione.
Anziani, handiccapati persone che per varie ragioni non riescono ad integrarsi nella nostra società, caratterizzata da tempi di lavoro frenetici e ad alto tasso di competitività sono ricacciati ai margini della società stessa, costretti non di rado a vivere in condizioni di frustrazione e conoscere penose crisi d'identità.
Al posto della famoglia patriarcale tipica della società contadina di una volta, la società industriale privilegia il modella della famiglia cosìdetta nucleare, cioè costituita da un unico nucleo formato da genitori e figli, questi ultimi in genere in numero ridotto. La famiglia nucleare vive fisicamente separata dal resto della parentela e in genere isolata dal resto della società. In questa situazione l'anziano oggi è condannato alla marginalità anche dalle sue diminuite energie e dalle sue minori esigenze: egli non può sopportare i ritmi"stressanti" del lavoro di oggi, rischia di essere un peso per la società così frenetica e solo animata da logiche di profitto.
La condizione dell'anziano è un problema che ci riguarda direttamente perchè...tutti siamo destinati a vivere questa condizione. I problemi della terza età inoltre sono destinati a investire una rilevanza sempre maggiore per il fatto che nella moderna società industriale la percentuale di anziani sulla popolazione attiva è destinata a salire considerevolmente sia per l'allungarsi dell'età umana, sia per il calo delle nascite. Al di là delle considerazioni di statistica economica è indispensabile in ogni modo che gli anziani vengano sempre visti con simpatia ed affetto, non siano considerati di peso alla società, ma vengano sempre circondati dal calore dei familiari e dal rispetto di tutti. Solo vincendo l'angoscia della solitudine e il senso d'inutilità che può nascere dal sentirsi messo da parte, l'anziano potrà continuare a considerarsi parte integrante della società.

martedì 5 maggio 2009

Dieta ideale per l'anziano

Una corretta alimentazione è un ingrediente essenziale per conservare uno buono stato di salute in tutte le età, e specialmente in età avanzata. Negli anziani infatti avvengono modificazioni fisiologiche, quali il rallentamento del metabolismo basale e la diminuzione della muscolatura scheletrica, cambiamenti dello stile di vita, come la ridotta attività fisica, che riducono il fabbisogno energetico ma che richiedono un equilibrato apporto di nutrienti.
Oltre i 40 anni, l'occorente di calorie e di proteine diminuisce gradulmente di circa il 5% ogni 10 anni sino ai 60 anni d'età; dai 60 ai 70 anni il calo è del 10%, e un'altra riduzione del 10% avviene dopo i 70 anni. Ma il problema nell'anziano non è tanto quello dell'apporto calorico quanto quello di regime alimentare equilibrato e completo nei principali nutrienti. La dieta ideale deve coprire in modo armonico ed equilibrato i fabbisogni nutrizionali dell'anziano e molto schematicamente deve essere impostata assicurando l'apporto calorico totale intorno alle 2.100 calorie e l'energia deve essere fornita dai carboidrati per il 50-60%, dalle proteine per il 12-14%,dai lipidi per il 30-35%.
I carboidrati sono contenuti prevalentemente nel pane, nella pasta,nelle patate...
Le proteine sono presenti nelle carni, nel latte, nei legumi ecc..
I lipidi o grassi si trovano invece negli oli, nel burro, nei formaggi, ecc...
E' essenziale poi l'apporto d'acqua, vitamine e sali minerali. Gli anziani sentono meno la sete e si astengono dal bere per paura di disturbi come l'incontinenza urinaria o per timore dell'accumulo o liquidi che secondo un'idea sbagliata "fa gonfiare".
E' necessario bere ogni giorno una buona quantità di acqua(almeno 8-10 bicchieri)per preservare la funzionalità renale, idratare la pelle, ammorbidire le feci e così ridurre il rischio di stipsi. Una buona abitudine è bere 2 bicchieri d'acqua di mattino a digiuno. Oltre che con l'acqua i liquidi s'introducono con il consumo di succhi di frutta, caffelatte,tè, latte freddo o caldo, tisane.
Anche un bicchiere di vino durante o meglio alla fine del pasto va bene. Stimola la secrezione di succhi gastrici, favorisce la digestione e da un senso di benessere...purchè la quantità sia limitata(non più di mezzo litro al giorno). Da evitare sono invece i superalcolici.
I sali minerali, presenti nei formaggi, nelle carni, nelle uova ecc...sono necessari al corpo umano in quantità diverse tra loro. Nella dieta dell'anziano devono essere assolutamenti presenti il calcio ed il ferro. Il latte intero, il formaggio, lo yogurt, il pesce ecc...sono cibi ricchi di calcio. Due tazze di latte intero al giorno coprono il 75% del fabbisogno giornaliero di calcio e contribuiscono a mantenere la densità delle ossa prevenendo così l'osteoporosi.
Le persone anziane sono a rischio di carenza di ferro. Si può evitarla aumentando il consumo di legumi, radicchio e spinaci, uova, tonno e petto di pollo.
Bisogna stare attenti inoltre ad introdurre cibi ricchi di fibra(cereali, legumi,mele ecc..). Questi alimenti accompagnati da un'abbondante quantità di liquidi, oltre a dare un senso di sazietà, contribuiscono a regolare l'intestino.

domenica 3 maggio 2009

COME DEFINIRE UNA PERSONA "ANZIANA"?

Chi potrebbe vivere ancora 10 anni dal momento in cui viene definita tale: ad es., se la spettanza di vita è di 75 anni, anziano è chi ne ha 65 o più. Per questo al momento attuale si definisce anziano chi supera i 65 anni, poichè l'età media si aggira attorno ai 75-80 anni. Tale limite però potrebbe verosimilmente modificarsi in futuro.
"Vecchio"potrebbe allora definirsi chi supera l'età media della popolazione.
Però è evidente che in tali definizioni è implicita anche la valutazione della condizione fisica. Una persona può apparire vecchia(o vecchieggiante)se nonostante la relativamente giovane età ha un aspetto scenescente. Perciò, tali limiti di età e definizioni potrebbero cambiare nei prossimi anni con il modificarsi della durata e della qualità della vita.
Anziano, quindi potrebbe definirsi chi potrà vivere ancora 10 anni dal momento della definizione di tale fascia di età, in buone condizioni fisiche.
E' importante garantire un prolungamento della vita, ma in condizioni accettabili. Si potrebbe infatti avere un prolungamento della vita ma in condizioni precarie(le terapie eventuali potranno solo attenuare i sintomi della disabilità della vecchiaia). Oppure la ricerca biomedica riuscirà anche a migliorare la qualità della vita?

L'an
ziano spesso è anche considerato una persona fragile. Definizioni e aspetti della fragilità nell'anziano: si riferisce alla persona anziana, affetta da una o più patologie, che, per la particolare sinergia età-malattie, presenta un equilibrio di salute particolarmente instabile.

E' una misura multidimensionale della salute.
Il concetto di "multidimensionalità" applicato alle patologie dell'anziano indica: il fatto che nella persona anziana molto spesso sono coesistenti più patologie. Ciò implica che il malato anziano deve essere valutato e trattato da più specialisti. Quindi l'approccio alla persona anziana malata deve essere multidimensionale(cioè deve essere valutata da vari punti di vista) ovvero multidisciplinare(cioè effettuato da vari specialisti).
Le malattie dell'anziano spesso portano a disabilità, che viene definita dall'OMS: bilancio negativo tra le capacità di una persona e le richieste ambientali(in genere si misura con questionari in cui si dichiarono le difficoltà nel camminare, nel cucinare, nella cura di sè).
Sostanzialmente sono due i tipi di disabilità: fisica e psichica. La disabilità è fonte di rischio per: istituzionalizzazione, co-morbidità e mortalità.
La disabilità và distinta però dal concetto di menomazione e dal concetto di handicap.
A seguito di un evento morboso sia esso una malattia(congenita o meno)o un incidente una persona può subire una menomazione, ovvero la perdita o anomalia strutturale o funzionale, fisica o psichica. La menomazione può portare alla disabilità, ovvero alla limitazione della persona nello svolgimento di una o più attività considerate "normali" per un essere umano della stessa età. Infine la disabilità può portare all'handicap, ovvero allo svantaggio sociale che si manifesta a seguito dell' interazione con l'ambiente.
La Disabilità nell'anziano è l'effetto di:
  • allungamento della vita media(=problema attuale)e della speranza di vita(=problemo futuro)
  • aumento del numero degli anziani(>65 anni)
  • aumento delle patologie legate all'età
  • aumento delle conseguenze delle patologie stesse: Disabilità

sabato 2 maggio 2009

INTERNET: UN ANTIDOTO ALLA SOLITUDINE
Internet non permette certo di ringiovanire. Eppure con i suoi infiniti "rivoli", apre una serie di straordinarie possibilità alla popolazione anziana. Tutto questo con un vantaggio in più per questa fascia di popolazione, un "lusso" che i giovani e gli adulti non hanno: il tempo fondamentale per navigare nel mare infinito di Internet.
In primo luogo al Web spetta il merito di creare una "nuova alleanza tra le età". Per la prima volta infatti l'uso del computer e di Internet sale dal basso dell'età piuttosto che scendere dall'alto:"non è l'anziano che insegna ai giovani come si usano certi aratri o certe trebbiatrici, ma è il giovane o il bambino che spiega al padre o al nonno come si usano le nuove tecnologie".
Abbandonata l'attenzione dal lavoro e dalla produzione, gli anziani trovano nel Web un nuovo luogo di socializzazione: Internet apre agli anziani nuovi orizzonti di interazione e si configura come un fondamentale antidoto alla solitudine. Si pensi alle chat e ai forum e in generale alle sempre più numerose comunità che si fanno strada nella rete: in esse nasono e si intrecciano nuovi rapporti, rapporti tra persone lontane e soprattutto rapporti tra persone che in molti casi hanno un'età molto diversa. In questo modo Internet consente, ancora una volta un nuovo dialogo tra le generazioni abbattendo le barriere comunicative legate all'età e configurandosi sempre più come terreno ideale di un nuovo gioco, il "gioco della non età".
Internet si direbbe fa bene alla salute. E gli anziani ne sono entusiasti. La conferma arriva da una ricerca realizzata dall'Università Milano-Bicocca su un campione rappresentativo degli ottomila ultrasessantenni partecipanti al corso di alfabetizzazione informatica realizzato a Milano dall'Associazione Interessi Metropolitani. Lo studio fotografa un ultrasessantenne curioso ed entusiasto di aver trovato finalmente un antidoto alla solitudine. Oltre il 60% degli intervistati ritiene di aver migliorato la propria vita: si tratta di persone che avendo molto tempo a disposizione, preferiscono arricchirsi e usare le straordinarie opportunità offerte dalla tecnologia unvece di subire passivamente i messaggi televisivi, appropiandosi di nuove conoscenze, facendo amicizie o anche solo appagando delle curiosità.
Uno studio condotto dal Centro Italiano Sviluppo Psicologia di Roma ha cosi sintetizzato i vantaggi per la terza età derivanti dall'uso di Internet:
  • il Web stimola funzioni cognitive quali la percezione, attenzione, tempi di reazione, memoria e ragionamento combattendo il decadimento dell'efficienza psichica globale;
  • il Web mantiene attiva la curiosità intellettuale dell'anziano;
  • il Web permette agli ultrasessantenni di restare al passo con l'avanzare della società, consevando una maggiore autonomia;
  • tramite le chat e le altre attività di telecomunicazione web può aumentare i contatti sociali e assicurare informazioni recenti; si possono formare nuove amicizie, creare relazioni, contattare i membri della famiglia. Per i pensionati vengono alla ribalta opportunità di condividere le loro conoscenze e abilità con altri, nonchè nuove opportunità lavorative.

martedì 28 aprile 2009

CHE TIPI ALLA CONSOLE

La passione per i videogiochi scoppia al tempo dei capelli d'argento. Ecco che cosa fanno

"Se non la smetti ti sequestro la console". Chi lo dice? Indovina, indovinello...La soluzione è attribuire la frase della mamma stanca di vedere il figlio adolescente chiuso in camera, a consumare i pomeriggi sulla playstation. Ma ormai è corretta solo in parte. Nel senso che ai nostri tempi potrebbe dire la stessa cosa una moglie al marito ultrasessantenne. Non è raro infatti ormai che la passione per i videogiochi scoppi al tempo delle chiome d'argento. Mica per caso gli esponenti del mercato chiamano questi giocatori silver players.
Gli ultimi dati dicono che in America il 23% degli over 65 si diverte con i videogiochi. E da noi anche in assenza di cifre aggiornate si capisce che la tendenza è la medesima. Ma a una certa età il giocatore tipo è diverso dal prototipo che abbiamo in mente: non è più questione di afferrare il joystick e sparare a tutto quello che passa, muovendo le dita alla velocità della luce. E nemmeno di giochi di ruolo che pretendono per valicare livelli e livelli, fatiche che durano giorni.

I giocatori d'argento amano ciò che somiglia alle cose che conoscono: i solitari di carte, oppure il sudoku cose che somigliano ai giochi di carta familiari da sempre: rompicapi che pretendono più che mani da pianisti cervelli veloci.
L'hanno notato con profitto i colossi del mercato, più di tutti il giapponese Nintendo che nella fascia argentea ha individuato una nuova, vergine e redditizia clientela; a patto ovviamente di immaginare prodotti ad hoc. Lo sono in particolare i brain triner , giochi per console nati per tenere allenata la mente. Gli anziani che hanno provato ad amministrare una nazione virtuale, dai conti pubblici alla strategia militare, dopo ricordavano meglio liste di parole in ordine e mostravano un incremento nell'abilità di calcolo.

mercoledì 22 aprile 2009

TERZA ETA':TANTE NECESSITA' E POLIZZE PER OGNI ESIGENZA

Una volta lasciato il lavoro molti si pongono la domanda:"Come farò a mantenere un livello decoroso di assistenza in vista della vecchiaia?". Con l'allungamento dell'età media, infatti la speranza di vita di un pensionato è di circa 20 anni, un periodo durante il quale oltre ad alcune soddisfazioni(come godersi la vita dopo tante fatiche)possono sorgere preoccupazioni per la salute o l'assistenza.
Ecco perchè negli ultimi anni le compagnie assicurative hanno preparato alcune polizze studiate ad hoc per la terza età e i suoi suoi bisogni. I settori a cui un anziano dovrebbe dedicare attenzione sono almeno due: la protezione della salute e quella dell'autonomia.

L'ASSISTENZA SANITARIA

E' la formula classica per coprirsi dai rischi derivanti da malattie, la soluzione ideale per chi vuole garantire a sè e alla propria famiglia un'assistenza di alta qualità, soprattutto nei casi di"grandi rischi"(interventi chirurgici, ricoveri per malattie gravi ecc.). Può sembrare strano ma anche chi sceglie un ospedale a gestione pubblica può essere interessato: ad esempio, un professionista o un artigiano grazie a una polizza possono incassare nel caso di ricovero una diaria che consente loro di recuperare parte del mancato guadagno nel periodo di malattia o per l'operazione subita.
Quasi tutte le compagnie hanno oggi formule diverse che consentono di"ritagliarsi"la polizza su misura.
Si può scegliere una formula"economica"che copre i rischi più gravi(interventi di alta chirurgia al cuore o al cervello, trapianti etc.), o una formula standard che copre interventi chirurgici e ricoveri per malattie e infortuni, o una formula"completa"che copre pure le visite specialistiche anche senza ricovero. Naturalmente meno si paga meno si riceve.
Proprio perchè le formule sono tante bisogna fare attenzione a tutte le clausole, pretendere informazioni chiare, farsi fare più preventivi da più assicurazioni. Alcune compagnie ad esempio non rimborsano le visite specialistiche, altre non pagano la diaria in caso di ricovero,altre escludono le analisi di laboratorio e così via.

giovedì 16 aprile 2009

SICURO, MA ANCHE ACCOGLIENTE: L'ALLOGGIO A MISURA DI ANZIANO


E' importante prevenire gli incidenti domestici, ma bisogna avere una casa che sia confortevole e facile da vivere.

La stragrande maggioranza degli italiani ama stare nella propria casa. Ma se in media il salotto è l'ambiente preferito, ciò non vale per la fascia sempre più ampia di over 65, che preferisce la cucina (55%). E' quanto emerge dall'indagine "Gli italiani e la casa", volta a scoprire i costumi abitativi del nostro Paese e curata da Astarea per Stannah, leader nella produzione di montascale.
La ricerca (basata su 2.100 interviste telefoniche, raccolte in 180 punti della Penisola con un campione rappresentativo dai 35 anni in su)evidenzia che la maggioranza dei connazionali (60%) abita in condominio e solo il restante 40% in case individuali: nel Nord Est dove sono meno diffusi i condomini, sono soprattutto le persone over 65 a vivere in case monofamiliari.

IL CENTRO DEGLI AFFETTI

Ma cosa rappresenta la casa per gli italiani? Se dal 45% dei 54-65enni è considerata il "centro dei propri affetti", questo valore scende al 35% per la popolazione di over 65 intervistati contro una media nazionale del 39%. Per Astarea questo fenomeno si spiega con il fatto che i 54-65enni vivono in una dimensione casa-centrica e presumibilmente ancora in coppia, svolgono diverse attività, con la presenza anche intermittente di nipoti. Andando invece avanti con gli anni questa situazione rischia di depauperarsi con la perdita del compagno/a, degli amici, con la riduzione della vita sociale e la casa finisce per essere vissuta in "modo meno affettivo".
La percentuale di anziani che guarda la tv, se pur in cucina è superiore alla media nazionale(60% contro 57%). La lettura è invece prediletta di più nei grandi centri(36%) e tra le persone di ceto superiore(53%) e gli anziani la scelgono, in linea con la media nazionale, per il 31% dei casi. La ricerca di Astarea voleva anche verificare la presenza di barriere architettoniche all'interno delle case: risulta che il 36% degli anziani deve superare una scala esterna, mentre il 29% ha una scala all'interno della casa. Più di un terzo sceglierebbe, se necessario, l'installazione di un montascale o di un ascensore.

UN AMBIENTE PER TUTTI

Ma è possibile realizzare una casa "a misura" di anziano con specifiche soluzioni architettoniche, tecnologiche e gestionali?
Il Progetto per l'Utenza Ampliata considera un nuovo modo positivo e propositivo di porsi davanti al progetto per realizzare spazi fruibili per tutti.
Il progetto si occupa di di progettazione per l'accessibilità, il che non significa però realizzare abitazione specifiche per anziani o persone disabili, anzi lo sforzo è proprio quello di evitare una stigmatizzazione delle persone con qualche difficoltà. Non esiste pertanto una ricetta a priori valida per tutti. Senza dubbio però una progettazione accessibile richiede una certa attenzione alla sicurezza, ma ciò non significa che l'ambiente non possa essere accogliente. Bisogna sempre partire dalla persona, dall'uomo, dai suoi bisogni e provvedere con interventi calibrati. Ad esempio al posto di stanze con piastrelle rigorosamente di colore bianco e nero, poco illuminate e tristi , è senz'altro meglio un ambiente colorato e pieno di luce.
La domotica e quindi la tecnologia, può poi dare un aiuto importante nel rendere la quotidianità domestica più semplice. Con l'impiego della tecnologia si può fare molto, ma occorre abbinnare al problema le funzioni che possono ritornare utili.
A proposito si dovrà distinguere fra domotica per l'autonomia della persona, in cui rientrano comandi vocali, sensori per far accendere tv e luci, per le poltrone reclinabili ecc. e quella mirata alla sicurezza,e a sua volta per quest'ultima si deve distingure fra interventi per la sicurezza dell'abitazione o della persona. In questa categoria rientrano i sistemi per le chiamate d'emergenza, gli allarmi che segnalano un rubinetto rimasto aperto, il gas lasciato acceso ecc.

mercoledì 1 aprile 2009

LE TRACCE DELL'INVECCHIAMENTO

Il vecchio è sempre l'altro, nel quale non ci riconosciamo(paura del tempo che passa;sentimento di immortalità)

Dissociazione tra l'immagine interna e l'immagine esterna

I segni dell'invecchiamento può portare a una discrepanza tra quello che ci sentiamo di essere e quello che siamo diventati.

Cambiamenti fisici esterni:
PELLE E VISO: Primi segni sul viso dell'invecchiamento: comparsa di rughe sulla fronte verso i 30 anni ed ulteriori segni del tempo che passa tra i 30 e i 50 anni. Cambiamenti nella forma del viso: accumulo di cartilagine che causa un allargamento e un allungamento del naso, un ingrandimento dei lobi delle orecchie e aumento della dimensione delle orecchie. La circonferenza della testa aumenta in quanto lo scalpo diventa più spesso.
CAPELLI: Inizia la comparsa dei capelli bianchi. A partire dai 65 anni i capelli diventano sempre più fini e crescono più lentamente ed è più frequente la calvizia
ALTEZZA: Dai 30 ai 50 anni vi è una diminuzione di circa 1cm e di 2cm tra i 50 e i 70 anni a causa della gravità che provoca un indebolimento dei muscoli.
PESO: Aumento del peso e diminuzione della capacità di trasformare il cibo in energia. Dopo i 20 anni il numero di calorie necessarie per mantenere il nostro peso declina del 1o% ogni 10 anni.
Dopo la mezza età, nell'età anziana si inizia invece a perdere gradualmente il peso a causa del deterioramento di tessuti e muscoli.
VOCE: Le corde vocali diventano molto più acute.

Cambiamenti fisici interni:
OSSA E MUSCOLATURA: I muscoli raggiungono la loro massima forza dai 20 ai 30 anni per poi subire un declino soprattutto dopo i 60 anni. Riduzione della resistenza muscolare, riduzione del tono muscolare, declino della massa muscolare causando osteoporosi.
Riduzione dello spessore della cartilagine, progressiva degenerazione delle strutture osee che causano l'artrosi, diminuzione dei tempi di reazione.
SISTEMA CARDIOVASCOLARE: Invecchiando il muscolo del cuore si deteriora e diminuisce l'efficienza con cui il sangue viene trasportato al resto del corpo. Il battito cardiaco subisce un declino.
SISTEMA POLMONARE: L'efficienza del sistema polmonare diminuisce.
SISTEMA DIGESTIVO: I muscoli digestivi funzionano più lentamente. A parte questo non vi sono problemi legati nel digerire i grassi, proteine o carboidrati.

Cambiamenti sensoriali:
VISIONE: Il cristallino dell'occhio diviene meno flessibile. Difficoltà a percepire i colori come il blu, il viola e il verde ma non i colori giallo, arancione, rosso.
A 50 i riflessi pupillari rallentano, minore è l'abilità di adattamento al buio. Probabilità di sviluppare patologie quali la catarrata.
UDITO: L'abolità di sentire alcuni toni puri diminuisce dai 40 anni ma solo più tardi avvengono cambiamenti pronunciati dovuti soprattutto alla prolungata esposizione ad ambienti rumorosi. E' il senso più colpito nell'invecchiamento.
GUSTO: Diminuzione di lieve entità nella capacità di identificare i 4 tipi di gusti dopo i 50 anni. Sembra che agli anziani non piaccia il gusto amaro.
OLFATTO: Le nostre abilità olfattive diminuiscono verso i 50 anni e subiscono un declino accellerato dopo i 70 anni.
Gli anziani non riescono ad adattarsi alla temperatura.

venerdì 27 marzo 2009

COSA VUOL DIRE INVECCHIARE???
L'invecchiamento può essere definito come processo, o insieme di processi che hanno luogo in un organismo vivente e che con il passare del tempo ne diminuiscono le possibilità di sopravvivenza.
  • Il 64,5% considera l'invecchiamento un processo naturale che va vissuto senza traumi;
  • il 22,8% addirittura una fase positiva della vita, purchè si adottino per tempo le dovute strategie per invecchiare bene;
  • meno del 13% ritiene l'invecchiamento un processo inesorabile.
LA MAGGIORANZA HA METABOLIZZATO LA NATURA NON TRAUMATICA DELL'INVECCHIAMENTO
Le persone raggiunti i 6o anni circa, non si apprestano semplicemente a compiere un dignitoso e sereno completamento del percorso della loro vita, ma progettano un nuovo ciclo vitale dell'esistenza, hanno progetti e fanno sogni per il loro futuro!
Visione originale e positiva della terza età, vista come tempo della libera scelta e di nuove opportunità.
E' importante distinguere l'invecchiare dalla malattia:
- Invecchiare porta con sè cambiamenti universali e non reversibili(non possiamo evitare di invecchiare).
- La malattia invece può essere curata, alleviata o ritardata nel suo insorgere, e colpisce solo una parte della popolazione.
L'Invecchiamento e le emozioni
Le emozioni sono il cuore delle nostre relazioni sociali e la loro espressione costituisce uno dei canali comunicativi che ci permette di funzionare nei contesti famigliari, culturali o sociali.
Secondo la teoria selettiva socioemotiva le emozioni sono dei processi psicologici centrali la cui regolazione all'aumentare dell'età diventa più sofisticata a causa dei cambiamenti negli obiettivi che gli anziani si prefiggono. Il raggiungimento"massimo emozionale" viene raggiunto nelle relazioni interpersonali o nell'ottimizzazione della regolazione delle emozioni, privilegiando quelle positive e minimizzando quelle negative, come nei conflitti interpersonali. Queste modificazioni nelle emozioni sono principalmente dovute alla maggiore esperienza e conoscenze che gli individui hanno acquisita con l'età e dalla consapevolezza che il tempo che resta è breve.
Secondo tale teoria la ristretta rete sociale degli anziani viene interpretata non in termini di disimpegno ma come selezione di quelle relazioni-selettività sociale- che sono importanti, gratificanti, significative e che li ricompensino emotivamente rispetto a quelle superficiali.
Gli anziani tendono a mantenere i rapporti di amicizia con gli"amici di sempre", questo contribuirebbe al benessere e alla soddisfazione personale; al contrario raramente gli anziani si imbattono in nuove e casuali amicizie.
Il controllo della frequenza e qualità delle relazioni e del coinvolgimento sociale è quindi una strategia adattiva per regolare le emozion, mantenere benessere e potenziare la costruzione di un invecchiamento di successo.
Nonostante gli anziani abbiano problemi nel"regolare"la loro cognizione, regolano molto meglio dei giovani le loro emozioni.

lunedì 23 marzo 2009

QUATTRO ZAMPE TERAPEUTICHE

Il ruolo degli animali domestici, in particolare del cane nella società moderna ha subito una radicale trasformazione nel corso degli anni.

Una delle nuove frontiere uomo-animale è l'impiego degli animali in attività terapeutiche. La terza età porta inevitabilmente cambiamenti psicofisici; numerose ricerche hanno evidenziato la capacità degli animali di facilitare la comunicazione e il dialogo in situazioni difficili.

L'animale stimola la persona a uscire da sè stessa, a indirizzare le proprie energie verso l'ambiente e coloro che la circondano.

La sua presenza inoltre diminuisce il senso di solitudine e la depressione dando un impulso alla cura di sè stessi e stimolando diverse attività quotidiane. Ai pet viene riconosciuta anche la capacità di diminuire l'ansia, abbassare lo stress, divenendo una fonte di contatto piacevole, una visione rilassante e una percezione di sicurezza e tranquillità.

La pet-therapy offre un nuovo modo di concepire la funzione degli animali in ambito sanitario, riabilitativo, sociale ed assistenziale. Il concetto chiave risiede nell'uso appropriato di animali domestici e selvatici per mezzo della loro presenza e della loro capacità di comunicare al fine di mitigare ed alleviare condizioni di malessere e disagio. E' scientificamente provato infatti che in molti casi la semplice presenza di un animale determina una maggiore inclinazione al sorriso e un aumento di disponibilità al dialogo.

Una delle categorie che può trarre maggiore giovamento dal contatto con un pet è rappresentata proprio dagli anziani. Nel caso di soggetti ricoverati in una casa di riposo l'utilizzo dell'animale da compagnia può rilevarsi uno strumento utile per ridurre lo stato di isolamento e la perdita di controllo dovuti alla situazione di novità e scarsa familiarità.

Il rapporto affettivo con un piccolo animale sostituisce spesso quello della famiglia o con gli amici che non ci sono più, e soprattutto nelle grandi città gli anziani soli trovano trovano in un pet l'unico compagno della loro vita. Trattato e coccolato come un figlio il cane, il gatto o l'uccellino diventa per la persona anziana l'unico punto di riferimento con cui condividere i ricordi e le emozioni, l'unico disposto a donare affetto incondizionato al suo padrone consentendogli di vincere la sensazione di solitudine da cui spesso è colpito.

Inoltre il "rapporto" che si instaura tra animali e pazienti accelera e facilita il rapporto con i terapeuti e contribuisce a rendere le situazioni meno stressanti.

Persone malate, chiuse in sè stesse spesso perdono il desiderio e la capacità di parlare con il prossimo; talvolta i cani con un gesto, uno sguardo, una moina riescono a rompere il muro del silenzio e a stabilire un contatto con queste persone. I nostri amici a quattro zampe si presentano volentieri ad essere accarezzati ed il toccare oltre a essere il sistema primario di comunicazione costituisce un vero e proprio bisogno fisico e psichico che può portare ad una riduzione di ansia e di stress. Spesso le convenzioni sociali impediscono di toccare gli estranei, mentre ciò è possibile con un cane.

giovedì 12 marzo 2009






BALLA CHE TI PASSA!!!

In Italia solo il 4% di chi ha superato i 65 anni svolge un regolare esercizio fisico. Ed è un peccato perchè i benefici sono innegabili persino per chi ha dei problemi di salute anche invalidanti.
E' ormai appiamente accertato che l'attività sportiva fa funzionare meglio il cuore e il sistema circolatorio e aiuta a tenere sotto controllo alcuni importanti fattori di rischio come il livello di colesterolo e trigliceridi, la coaugulabilità del sangue, e la pressione arteriosa.
Inoltre l'esecuzione costante degli esercizi aiuta a contrastare l'osteoporosi, una malattia che è causata proprio da un impoverimento dell'osso.
E' sufficiente anche solo una mezzora al giorno di esercizio fisico per ritornare in forma e mantenere i benefici ottenuti.
L'ideale sarebbe per mantenere questo ritmo fare una passeggiata tutti i giorni.
Da qualche anno anche la terza età ha riscoperto il piacere della danza:oltre 5 milioni di italiani frequentano locali in qui è possibile fare qualche ballo con la propria partner.
La danza è un incredibile esercizio aerobico in grado di potenziare e tonificare la musculatura, aumentare la capacità cardio respiratoria e bruciare i grassi in eccesso; si smaltiscono ichili di troppo, si potenzia il fiato e si elimina un po' di stress.
Il ballo è un'attività paragonabile come impegno fisico alla corsa, al ciclismo, al calcio e al tennis.
La danza infatti richiede un esercizio costante e l'allenamento deve essere graduale e in progressione. Anche se è alla portata di tutti il ballo non deve essere preso alla leggera e in alcuni casi è necessario usare qualche precauzione, come nel caso dei cardiopatici.
Altre cautele vanno adottate da chi soffre di dolori osteoarticolari e di ernia del disco.

giovedì 5 marzo 2009

C'E' SEMPRE DA IMPARARE...

Tanto detestata dai giovani, tanto amata nella terza età: la scuola diventa per gli anziani il modo per dare spazio a passioni e cultura e per ritrovare quello spirito cameratesco che fa sentire meno soli. Sereno, con un discreto benessere economico e una buona vita di relazione, attento all'informazione e alla cultura: è questo il profilo di chi frequenta l'Università della terza età, così come lo disegna una ricerca dell'Istituto Rezzara di Vicenza realizzato su un campione di 1400 "studenti" per il 70% donne. "Quello che conta è la voglia di ampliare le proprie conoscenze e di continuare a stare al passo con i tempi, magari solo per provare la gioia di utilizzare il computer assieme al proprio nipotino" dice Roberto Masi responsabile educazione degli Adulti Auser Nazionale.
"L'offerta dei corsi è molto vasta e adatta a soddisfare ogni esigenza. Si va dalla filosofia alla storia delle tradizioni locali, dalla storia dell'arte ai corsi di letteratura.
Non mancano poi le attività psicofisiche come lo yoga, i corsi di medicina, salute e alimentazione.
Esiste anche la possibilità di cimentarsi in lezioni pratiche, per esempio di cucina, cucito, pittura, ballo e recitazione.
Il tutto è accompagnato anche da gite, viaggi ed escursioni, oltre alla possibilità di partecipare a conferenze e tavole rotonde tenute da esperti su temi specifici.

COSTRUIAMOCI LA TERZA VITA

Dopo i 50 anni può cominciare il periodo più bello dell'esistenza.
Purchè si tengano lontane le malattie con un buon stile di vita

Il filosofo francese Jean Guitton usava dire "Non sono invecchiato, ho solo vissuto più giovinezze". Questa espressione rende pienamente l'idea di come dovrebbe essere la terza età. Un periodo della vita dove il tempo diventa più dolce e rilassato. Le ore acquistano una dimensione diversa, più lente nello scorrere, più intense sul piano emotivo. Si ridisegna il presente in una nuova prospettiva del futuro, che deve essere goduto appieno in considerazione del fatto che ci si sta incamminando nell'ultima stagione.
Ma proprio questa tranche finale della vita, può riservare ancora meravigliose sorprese da vivere con tanto entusiasmo.
Gli over 60 del resto hanno maturato una sensibilità più raffinata che permette loro di cogliere ogni dettaglio di quello che la vita ha da offrire. "La terza età è un tempo difficile e affascinante, che vede un numero sempre più grande di persone, ma che non sempre sa costruire il proprio futuro", dice Marco Trabucchi, past-president della Società italiana di gerontologia e geriatria "Invecchiare non è una malattia".
Il passare degli anni non significa perdita, disfacimento, ma il continuo susseguirsi di nuovi equilibri biologici e umani. Ciascuno è costruttore della propria fortuna. L'invecchiamento in salute è una continua conquista, talvolta impegnativa. Lo stile di vita che ognuno costruisce per sè è il miglior predittore del futuro: attività fisica, forti capacità di relazioni sociali, una dieta equilibrata, un'attenzione alla salute che non diventa dipendenza sono la garanzia che è possibile raggiungere anche le età più avanzate conservando gambe e cervello in grado di costruire spazi di libertà. Si deve puntare alla realizzazione di tanti piccoli progressi che migliorano la vita della persona, senza dogmi, ma nella certezza che l'impegno di ogni giorno della persona matura a favore di sè stessa, e di tutti a favore degli anziani porti a risultati significativi, che cambiano la qualità del tempo vissuto ad ogni età.